La follia di un atto gentile

Lavorando a contatto con il pubblico sono sempre più consapevole di una cosa: la gentilezza sta scomparendo dagli occhi delle persone.

E non parlo di cavalleria o di eccezionali gesti galanti, ma di quei piccoli gesti e quelle semplici attenzioni che possono fare la differenza. Un sorriso non richiesto, un grazie non necessario, un secondo in più speso per ascoltare chi ci sta parlando.

E l’aspetto peggiore non è tanto la mancanza di questi gesti, ma la totale assenza di spontaneità nel metterli in pratica: spesso i sorrisi sono esibiti o i “grazie” sono pronunciati, ma mai senza intenzioni sincere: è nei loro occhi che si vede la menzogna, in quei sorrisi che si fermano sempre un po’ più in basso.

E la colpa è di ognuno di noi, in questa nostra abitudine a non pretendere né praticare la gentilezza, così radicata da rendere ogni gesto gentile estremamente ecclatante nella sua piccolezza, fino a sembrarci strano e a volte persino folle. Jovanotti dice di praticare l’allegria, ma io dico: praticate la gentilezza prima, l’allegria può arrivare dopo.

E’ questa storia qui che ti frega, quella strana energia che anima i cuori delle persone gentili, come folli reduci di un mondo che sta svanendo. Tanto folli da continuare imperterriti nei loro gesti di gentilezza quotidiana.

Ad essere onesti io non sono un folle, non lo sono più. Forse per questo scrivo mentre  ammiro di nascosto chi folle lo è per davvero, giorno dopo giorno.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Avatar di Mr.Loto Mr.Loto ha detto:

    La colpa è di questa società mal strutturata che sta portando all’esasperazione sempre più persone e famiglie, il mondo del lavoro assomiglia sempre più ad una sottile tortura ed è per questo motivo che le persone fanno sempre più fatica ad essere gentili . . . e sincere.

    Un saluto

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