In fondo

Dopotutto siamo soli, ci dicono. Ce lo ripetono, come un mantra, giorno dopo giorno: “Nasciamo soli, e ce ne andiamo soli..” quasi fosse una squallida profezia, dal tono troppo mistico per risultare credibile. La solitudine può giocare brutti scherzi, certo, e può sembrare calda, confortevole quasi; uno spazio dove essere liberi e irresponsabili, dove ogni azione, dal mangiare quel dolce, al mettersi quel maglione orrendo (cazzo, però, se è comodo!), dal guardare quel programma osceno all’ascoltare/cantare la canzone della sgallettata del mese, rimane impunita, sottoposta solo al proprio pigro senso di colpa.

Dopotutto questo siamo, singoli frammenti di un tutto, caduti sulla terra, alla ricerca di un altro intero che ci sfugge, che ci sfiora: lo chiamiamo amore, lo chiamiamo sogno, idea, e ci rimane addosso quest’idea, questo desiderio, per tutta la vita. Frammenti di un cielo che ci sta sopra, ma che non guardiamo più, che non scopriamo più, perché alzare gli occhi è sempre troppo faticoso, con il rischio di incrociare gli occhi e gli sguardi delle altre persone.

Perché è facile adagiarsi dietro a questo velo di solitudine, rinunciando a vivere, aspettando un futuro imprecisato, in nome di un’idea più o meno vaga, nascosta tra le pieghe di un domani migliore.

Ma il domani, in fondo, è sempre un po’ più in là.

Andrea Calciati

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