Una recensione semiseria dopo una cena piacevole al Ristorante Siberiano per antonomasia in terra sabauda.
Giovedì 6 luglio 2023 – quadrilatero – torino



Forse per lo sfinimento di ricevere consigli, ammonimenti e recensioni più o meno entusiasmanti su questo angolo di Siberia in Via Bellezia (a due passi da MAO), forse per lo sfinimento – qui molto più realistico – di provare un non so che di refrigerante nell’idea di una cena siberiana – ho prenotato un tavolo per due e in un giovedì sera afoso di luglio io e una mia amica di lunga data ci siamo trovati lì davanti.
Appena entrati nel ristorante, sono stato accolto da un’atmosfera pittoresca, non troppo carica come mi immaginavo (stupidamente avevo pensato di trovarmi ogni tipo di bambole, ninnoli e matrioske possibili) ma nel complesso lo scarto con gli altri locali si vede ma non impatta. Arredo spartano, che se non fosse per alcuni dettagli non sarebbe troppo dissimile da una tipica piola, tavoli e pavimento di legno e musica molto velata in sottofondo (chissà perché ma mi aspettavo una fortissima musica balcanica diffusa).
Le pareti, quelle sì, sono decorate da una anacronistica carta da parati rossa, e qua e là campeggiano dei sapienti dettagli più o meno vistosi (una tuta d’astronauta che mi piace immaginarmi arrivi dallo Sputnik e una carta geografica di staliniana reminiscenza, solo per citarne un paio) bottiglie di vodka di ogni sorta, quadri raffiguranti scene di caccia e qualche falce (!) piazzata con arguzia in alcuni angoli della sala.
Particolare della serata una tavolata di credo 60-80 persone che ha riempito la sala principale senza tuttavia creare confusione o chiasso assordanti, segno di un arredamento pensato anche da un lato acustico.
Ambientazione: voto 6.5 – se da un lato apprezzo lo sforzo di non cadere in facili tentazioni “turistico-folkloristiche” (dio solo sa quanto mi urtino i mandolini e le tovaglie a quadri nei ristoranti italiani in giro per il mondo) – dall’altro confesso una nota di delusione nella mancanza di effetto “stupore” all’ingresso nel locale. Forse oserei un po’ di più. (acustica voto 10)
Il menù ci sembra fin da subito ben curato, pochi fronzoli e molta sicurezza. La difficoltà mia e della mia amica nello scegliere cosa ordinare è di per sé un buon segno (può essere anche un terribile segno va detto) e dopo qualche consultazione – e qualche punto fermo – abbiamo scelto 2 antipasti e 2 secondi da dividerci e così assaggiare il più possibile.
Tasto un po’ dolente la carta dei vini, decisamente troppo riduttiva nella scelta e con un piccolo consiglio per il ristoratore: apprezzabile l’offerta di vini kazaki o georgiani, ma sarebbe interessante poterli provare al bicchiere prima di ordinare un’intera bottiglia.
Alla fine, proprio per questo timore di ordinare un vino troppo particolare, abbiamo ripiegato (si fa per dire) su di un ottimo Riesling cuneese che si è fatto bere con (forse?) troppa facilità.
Menù: voto 7.5 – Carta dei vini: voto 5



Arrivati gli antipasti devo dire che l’occhio ha avuto la sua parte.
Io ho preso – caldamente consigliato da molti amici – l’URAL: mocetta d’alce, petto d’oca affumicato, composte varie e burro della casa. Nel complesso un piatto particolare ma non eccessivamente forte, con l’oca affumicata che mi ha sorpreso più della mocetta d’alce, inaspettatamente, per la sua morbidezza e dolcezza nel contrasto carne-grasso.
L’altro antipasto era il BARENTS: salmone affumicato, olad’i (focaccine fritte tipiche), un’ottima smetana all’alloro (per i profani potremmo dire – impropriamente – la “panna acida” russa) e caviale di luccio. Un piatto in questo caso meno appariscente, ma forse per la delicatezza del salmone o per l’ottimo – e ribadisco ottimo – bilanciamento di tutti gli ingredienti, mi è rimasto curiosamente più impresso.
Per aggiungere una pennellata di colore, un po’ figlia del mio ocd latente, l’inaudito abbinamento tra sottopiatto tondo e voluminoso con il tagliere rettangolare di legno, che ha reso poco pratica la consumazione oltre che come si vede nella prima foto, ha distrutto ogni chanche di una bella foto!
I secondi sono arrivati all’incirca mezz’ora dopo, con una gestione del tempo azzeccata, tra vino, pausa sigaretta e tempo per rifiatare.
La mia amica ha ordinato il piatto UTKA: petto d’anatra, foie gras, riduzione di pane nero, (leggo dal menù perché non la ricordo), semi di girasole, rapa, aceto di lampone. In questo caso i sapori, nonostante dagli ingredienti possano immaginarsi molto arditi, erano molto delicati, in buon equilibrio tra loro. La tenerezza della carne era incredibile, con un sapore molto morbido in contrasto appena accennato con la rapa e l’aceto di lampone.
Il mio piatto, HE HO!! presentava un filetto di renna molto gustoso, betulla e ginepro, crema di patate e rafano. In questo caso devo dare un voto appena sufficiente perché, per quanto la carne fosse particolare e sicuramente non tipica, nel complesso mi dava l’impressione di un qualunque piatto a pase di carne e crema di patate che si può trovare in un ristorante alpino. Voto sufficiente sicuramente per l’ottima resa, ma bilanciato da un’insufficienza per la banalità dei sapori.
Mi sarei aspettato sinceramente dai secondi una maggiore audacia, tra contrasti più decisi e sapori più insoliti, ma il Sibiriaki rimane forse vittima di una città non così avventurosa come Torino (per quanto noto un certo cambiamento) o magari di una prudenza dettata dai titolari.


Non potevo lasciare il ristorante senza provare naturalmente la pasticceria del posto: le scelte sono state in questo caso dettate da un’esclusione delle opzioni, fino ad arrivare a due: la PAVLOVA con smetana ai frutti rossi e frutti di boschi, con un ottimo accostamento tra la meringa, un pelo dolce ma molto buona e l’acidità dei frutti di bosco, e il secondo dolce invece TVOROROZHNIK un tortino con base di frolla (un po’ troppo cotta) crema di cioccolato con chips di menta (se non ricordo male) e un cucchiaio di gelato al fieno e kefir che devo dire era eccellente.
Nel complesso dolci molto buoni! DOLCI: VOTO 7
p.s. da notare il mio disagio (solito e quasi atteso dei miei lettori) nello scattare foto decenti a fine cena, con una pigrizia dilagante tipica dello stomaco pieno.


Al momento del conto, arrivato finalmente in una graziosa e stereotipata matrioska, è arrivato anche il momento di tirare le somme.
Tutto sommato un locale piacevole, dove il personale molto cordiale e l’atmosfera né troppo raffinata né tantomeno rustica, mettono a proprio agio il cliente.
I tempi nel servizio (da rivedere eventualmente un sabato sera) sono stati ottimi e curati, con una cena di oltre due ore passata via senza attese o sbuffi da parte di nessuno.
La cucina è consigliata specie per i neofiti delle “avventure gastronomiche”: un menù vario, curato ma prudente. Forse per assaggiare la vera siberia bisognava ordinare il menù degustazioni, tra proposte varie di caviali e vodka, ma va detto che il personale non l’ha chiesto né consigliato.
Magari una semplice domanda inziale – volete osare o meno? – potrebbe risolvere questo lato qui.
VOTO FINALE 6,5 – consigliato!