Un piccolo gesto

In un mondo che sembra avanzare inesorabile verso la sua autodistruzione, in nome del profitto e del progresso (se di progresso si può parlare), l’ultimo anno ha portato una novità.

Un cambiamento nel panorama mondiale così insignificante eppure in qualche modo così maledettamente significativo.

Greta Thunberg

Un cambiamento che ha il volto di Greta Thunberg, una sedicenne svedese che il 20 agosto 2018 ha iniziato uno sciopero della scuola per il clima, in nome di un futuro che non sente più suo, in nome di una consapevolezza che cresce ogni giorno di più nelle menti dei più giovani.

#Fridaysforfuture nasce da Greta e dai suoi venerdì passati davanti al parlamento svedese a manifestare.

Il 14 dicembre, in occasione del COP24 (la Conferenza delle Parti sul Clima del 2018) Greta si è rivolta ai leader delle principali nazioni:

«Voi parlate soltanto di un’eterna crescita economica verde poiché avete troppa paura di essere impopolari. Voi parlate soltanto di proseguire con le stesse cattive idee che ci hanno condotto a questo casino, anche quando l’unica cosa sensata da fare sarebbe tirare il freno d’emergenza. Non siete abbastanza maturi da dire le cose come stanno. Lasciate persino questo fardello a noi bambini.
[…] La biosfera è sacrificata perché alcuni possano vivere in maniera lussuosa. La sofferenza di molte persone paga il lusso di pochi. Se è impossibile trovare soluzioni all’interno di questo sistema, allora dobbiamo cambiare sistema.»

In un mondo rovesciato, dove il progresso per i più giovani suona come una minaccia, e dove la notizia di uno sciopero o una manifestazione fa pensare a vandalismo e distruzione, il messaggio di Greta si racchiude in un piccolo semplice cartello bianco Skolstrejk för klimatet (Sciopero della scuola per il clima), 3 parole, nessuna violenza, nessun megafono.

E forse è per questo che fa tanto rumore.

Skolstrejk för klimatet

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